tanto non gliene frega un cazzo a nessuno

Novembre 30, 2007

blog che copiano blog - perché io valgo

Archiviato in: lamentele, vita — psykola @ 2:46 pm

sono amareggiata.

passo giornate intere a combattere con adolescenti psicotici, bambini iperattivi, infanti disadattati.
torno a casa e studio.
chiudo il libro e cerco di sistemare i miei squilibri esistenziali, i miei problemi personali.
apro il computer per rilassarmi e cosa trovo?
un povero deficiente che ogni volta che io scrivo i MIEI pensieri, quelli che voi tutti conoscete bene, voi che mi avete frequentata, voi che siete usciti con me e mi avete parlato, voi che sapete come la penso e chi o cosa sono, beh
questo pezzo di merda viene qui, clicca il tasto COPIA, poi va sul suo blog, e digita INCOLLA.
poi lo corregge aggiustando tutti gli aggettivi da femminili a maschili, mettendo il suo nome laddove si incontri il mio, e così via.
e come intitola i suoi post? o come i miei, col nome originale, oppure quando ritiene il caso di modificarne il titolo originario, scrive “tanto non gliene frega un cazzo a nessuno”

di conseguenza, io non ho più voglia di sprecare parole, se tanto, le dovranno usare degli stronzi qualsiasi spacciandole per loro. per dio, non valgo mica così poco.

dateci un’occhiata, battetegli le mani, credo che uno che ha bisogno di copiare i blog degli altri, abbia un grande bisogno di autostima, e un po’ di applausi potrebbero aiutarlo.

http://flegiasrasta.spaces.live.com/Blog/cns!C151D71F99C34AF!708.entry

Ottobre 23, 2007

2046

Archiviato in: tristezza e malinconia — psykola @ 4:12 pm

“una volta quando qualcuno aveva un segreto, andava in un bosco e faceva un buco in un albero,
poi ci sussurava dentro il suo segreto, e chiudeva il buco con del fango, in modo che il segreto sarebbe stato sigillato per sempre nel tronco dell’albero.”

“io sarò il tuo albero. così che nessuno verrà a conoscere il tuo segreto”

quanti uomini può amare una donna?
e quante donne un uomo può amare in una vita?
ci sono amori che non capitano due volte, e che vengono irrimediabilmente perduti, perché era forse troppo presto…oppure, troppo tardi…

negli occhi di chi mi guardava cercavo la luce che avevo perduto con la mia giovinezza…
da quanto tempo ero ormai vecchia?
troppi anni trascorsi immersa nell’odore nauseante di muffa e sudiciume…
che sapore aveva avuto essere giovani? quale inebriante profumo aveva la vitalità che splendeva negli occhi di una donna innamorata?
non importava che le mie storie finissero sempre male, perché ad ogni modo, io ne ero stata sempre l’eroina….
il pubblico non ama i cattivi, eppure trova sempre una nota di stravagante colore ed eccitante tensione nel mistero che li avvolge.
così, avevo finito per diventare una brutta copia di me stessa, troppo occupata a piangermi addosso per avere tempo di guardare al domani; troppo presa da stravaganti fantasie di morte ed autodistruzione per lasciare un piccolo spazio ai colori della primavera.
e l’inverno era tornato, gelido, come ogni anno, e impassibile di fronte ad ogni piccolo mutamento.
c’era un piccolo albero rannicchiato in fondo alla radura, così sperduto e tetro, eppure tenace nel suo attaccamento alla vita. non si stancava mai di resistere ai colpi del vento, alla rigidità del freddo umido della mattina.
se ne stava lì, spaesato eppure irremovibile, inverno dopo inverno, perdendo le sue foglie una ad una, anno dopo anno, per poi rimetterle col tepore primaverile, scegliendo accuratamente e senza fretta i suoi colori migliori…
ed io continuavo a cercare nelle braccia degli uomini che passavano di fronte alla mia porta, il calore di un amore mai avuto, intravisto tra le righe di un romanzo ormai sbiadito.

l’inverno era arrivato, come ogni anno, con la sua ondata di ricordi e malinconia, pronto a prendersi il mio sorriso e il mio buonumore.
ero invecchiata. o forse ero sempre stata vecchia.
vivevo nel ricordo dei romanzi che avevo scritto in gioventù, cercando di ravvivare le emozioni forti che avevano segnato la mia adolescenza, chiudendomi sempre più in questo universo tutto mio, popolato da desideri che non riuscivo più in alcun modo a sentire miei.
passavo le giornate fredde chiusa in casa, lontano dalla vita, lontano dalla confusione, lontana dalle voci.
non cercavo nessuno, non frequentavo nessuno.
non scrivevo e non parlavo.
passavo ore assorta nella contemplazione di immagini mentali catastrofiche, mentre restavo lì inebetita di fronte alle ore che passavano inutili e vuote.
immaginavo scene di vita mai vissuta, scrivendo mentalmente i dialoghi che sarebbero potuti essere usati per un improbabile film sulla mia vita….un film che avrebbe intrecciato verità e fantasia in maniera surreale ed enimatica, lasciando lo spettatore incapace di distinguere il sogno dalla realtà.

poi, mentre le lacrime scendevano calde e silenziose sulla mia pelle pallida, ho realizzato improvvisamente di essere definitivamente sola.
sola.
non più la possibilità di un uomo che scaldasse il mio letto, tra le cui braccia stringermi e raggomitolarmi al sicuro nei momenti tristi; nessun numero da chiamare quando la fortuna sembrava voltarmi le spalle, non il ricordo di un sorriso con cui cullarmi nei momenti di sconforto.
ero sola.
senza sogni né speranze. non aspettative, non più rosee immagini di un futuro caldo e sereno.

era stata tolta la rete di protezione al trapezista in bilico sulla corda, a venti metri dal pavimento.
ora, potevo schiantarmi al suolo in qualsiasi momento, bastava la più piccola distrazione, e sarei caduta inesorabilmente verso il baratro che avevo conosciuto, molti anni addietro.
avevo cambiato molti letti, avevo perso molte notti, molto tempo. adesso avevo tutto il tempo del mondo a mia completa disposizione, eppure non sapevo che farne.
perciò, rimanevo ferma immobile a contemplare questa mia nuova condizione, questa nuova e sconosciuta solitudine.
qualora fossi caduta, non avrei avuto nessuno al mio fianco che mi aiutasse a rialzarmi.
qualora mi fossi sentita triste, nessuno si sarebbe precipitato da me solo per asciugare le mie lacrime.
qualora fossi sparita, nessuno avrebbe sentito la mancanza del mio corpo caldo dalle lenzuola.
potevo quindi essere triste, cadere, sparire: adesso era solo cosa mia, non c’era nessun altro a condividere questa vita, nessun compagno di sventura.
e poiché avevo una vita solo mia, e un mucchio di tempo da utilizzare come meglio mi pareva, dovevo provare ad essere felice, perché una vita di sventura, se vissuta in solitudine, non regala niente di confortante.
dovevo trovare la mia strada in un modo o nell’altro.

dopo un po’ ci si abitua a camminare in bilico, e smette di fare così tanta paura. e ci si abitua anche a non avere più la rete di protezione.
ci si abitua a cadere e a rialzarsi da soli, si impara a camminare senza l’aiuto di nessuno.
ci si abitua a dormire soli, si impara a viverla come una sensazione piacevole.
ma il freddo nel cuore, quello non scompare mai.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………….

mentre scrivevo era comparso uno spiraglio di sole, tra i nuvoloni neri gonfi di pioggia indecisa se venire giù o meno sopra le nostre case.
era un tramonto meraviglioso e spietato, con quella luce pallida e lontana che in pochi minuti sarebbe scomparsa dietro le montagne all’orizzonte.
era solo un attimo, che poteva essere colto oppure no.
era una visione dolce eppure triste, andava colto il momento, contemplato quell’attimo fuggente che troppo presto sarebbe passato.
mi restò una scia di corpuscoli di polvere sottile tra le dita, illuminata dal fascio di luce che penetrava dalla finestra.
era tutto finito, ed io ne avevo carpito l’essenza, l’intima poesia sottostante.

certo, mi mancava la figura di un uomo al mio fianco. un pilastro portante a cui potermi aggrappare, qualora ce ne fosse stato bisogno; un compagno di giochi, e non più solo di sventure.
mi mancavano delle braccia che mi stringessero al risveglio, qualcuno che mi sorridesse al mattino, che vegliasse su di me mentre dormivo.
ma avevo ancora troppa paura di vivere nell’illusione, di non saper gestire una relazione con leggerezza, né con naturalità.
avevo quasi smesso di credere nell’amore, e volevo smettere di aggrapparmi disperatamente ad un’idea astratta, solo per consolarmi della mia intrinseca infelicità, per tentare compulsivamente di colmare un vuoto che niente avrebbe mai potuto riempire.

e coì ero rimasta sola.
aveva ancora un sapore alquanto strano, e l’idea di rompere la monotonia che mi legava ogni volta ad un ragazzo innamorato di me, era una novità assoluta e mi solleticava il naso….perciò dovetti resistere ai miei impulsi di trovare facile compagnia: strinsi i denti e mi immersi completamente in questa sensazione estranea e sconosciuta.

quanti uomini può amare una donna sola?
quante forme può avere l’amore?
e quante donne ancora, potranno amare gli uomini che sono riusciti ad amare me?
in quanti uomini ancora cercherò una luce in grado di illuminarmi nei giorni di pioggia?
tra quante braccia ancora dovrò rifugiarmi, per potermi sentire davvero piena?

la verità è che non esiste un uomo, e non esistono braccia, in grado di alleviare il mio malessere e la mia solitudine.
sono una mente irrimediabilmente perversa, non esiste compagno di viaggio in grado di accompagnarmi veramente nel mio percorso di sofferenza.
amerò ancora le parole, i pensieri, e le speranze di qualcuno che amerà qualcosa che in realtà io non sono e non sarò mai.
sarò di ottima compagnia, come un androide che è stato programmato per questo….ma non è capace di amare, con il suo corpo artificiale…
io non amerò una persona reale….perché il mio treno è già passato….quando era troppo presto….e poi, quando ormai era troppo tardi.

Settembre 16, 2007

kuroi namida

Archiviato in: tristezza e malinconia — psykola @ 11:10 am

kuroi namida è la canzone che ascolto.

mi sento profondamente triste, e non posso spiegarlo su una pagina di un blog.
mi sento profondamente ed irrimediabilmente sola.

quando mi faccio rivedere? è difficile dirlo, abitando a un centinaio di kilometri da voi, e dovendo per forza dipendere dall’ospitalità di qualcuno per poter avere una mia propria vita di relazione…..

non voglio più dipendere, non voglio più essere il prolungamento di nessuno, non voglio più, non voglio…..

molte persone scrivono il personale blog per puro narcisismo, altri per condividere con quei pochi le proprie sensazioni e impressioni circa il mondo e le proprie esperienze di vita
io ho iniziato a scrivere il blog per sentirmi meno sola, per cercare degli amici, per avere qualcuno che leggesse i miei desolati pensieri e che mi rispondesse….
in questo mondo è così difficile trovare qualcuno capace veramente di accogliere, di condividere, di comprendere e di parlare al cuore delle persone
ultimamente il mio cuore sembra diventato arido e sterile, si nutre di fantasie e amori immaginari perché è incapace di amare la vita reale. il mio cuore si è isolato dal mondo e dalla gente, la stessa gente che meno di un anno fa andavo cercando proprio qui su questo blog…

ma un blog non può sostituire la vita vera
un blog non può reperire fantasmatiche amicizie che si dissolvono nell’etere di pari passo con il mio progressivo isolamento.

non sto bene. non ho motivo di farmi rivedere, in qualità di qualcuno o qualcosa che probabilmente non sono.
la giorgia quella vera, quella che ritengo nessuno conosca davvero, la giorgia della vita reale sarà a roma a dare un esame la mattina del 18 settembre, sarà al bencivenga la sera del 21, e a modena la sera del 22.
dopodiché tornerà sulle sue montagne alla sua solitudine esistenziale, senza cercarvi un facile rimedio, senza il bisogno spasmodico di curare le ferite con palliativi di facile reperibilità.

non ci sono sempre parole per descrivere esattamente ciò che si prova, in ogni circostanza, anche se con le parole si ha dimestichezza e familiarità come ce l’ho io.
essere scrittrici non basta a dipingere l’infinita gamma di sentimenti e sensazioni che spesso vengono riassunti con il semplice termine “malinconia”, o “tristezza”….
io posso dirvi che ascolto questa canzone “kuroi namida”, di anna tsuchiya, voi potreste scaricarla, ascoltarla, potreste provare indifferenza oppure avvicinarvi leggermente, di un piccolo infinitesimale passo, allo stato d’animo che in questo momento mi impedisce di telefonare, parlare, comunicare con qualsiasi essere umano.

non me ne vogliate.

Agosto 2, 2007

recenZioni

Archiviato in: cattiverie gratuite, lamentele — psykola @ 9:56 am

here we go again infatuation
touches me just when i thought that it would end
oh but then again
it seems much more than that
but i’m not sure exactly what you’re thinking

mi viene in mente questa canzone. era su kerplunk, credo. green day comunque.
siamo nell’era mediatica, l’era post reality show, l’era della imminente morte di maurizio costanzo, l’era in cui anche io mi compro un portatile a soli 399 euro.
l’era glaciale insomma.
come ieri anche oggi siamo sempre gli stessi di sempre, coglioni, creduloni, esibizionisti, apparizionisti, abbocconi.
vanno ancora di moda i blog? di recente ho scoperto di essere fuori tempo massimo, il blog era in voga quando io ancora non ne conoscevo l’esistenza, e chattavo su mirc con altri 4 sfigatelli brufolosi su #punkitalia.
adesso va di moda chiudere i blog.
ma come, proprio ora che mi avvicinavo alle immense e celestiali gioie della notorietà dell’anonimato virtuale.
e poi va di moda la finta cattiveria, quella di avril lavigne che è punk con i teschi fuxia, e che si sposa l’orrendo cantante biondiccio e posticcio degli orrendi sum41, e va a vivere in una mega villa a hollywood da 14 bagni e 36 camere da letto. l’ho letto su donna moderna.
su grazia invece, ci regalano estratti dal libro scandalo Pornoromantica.
con D(onna) avremo un buono sconto per acquistare il libro ormai divenuto vecchio, di Pulsatilla, altra nuova emergente star del neo-porno-humor-romanticismo.
e giù a scagliarsi le critiche su nuovi nascenti blog. blog anti femminilità, blog anti romanticità, blog anti pornograficità, blog anti blogghismo, e blog anti gli antiblog.
insomma, tutti smaniano per farci sapere i cazzi loro, e per dispensarci le loro futili e insulse opinioni (del cazzo- ci sta sempre bene).
ed io in pieno movimento, capeggio fiera il corteo della profonda malvagità, che disprezza un po’ tutti ma più per invidia che per vero disprezzo. perché chi veramente disprezza, non si degna nemmeno di prendere in considerazione l’oggetto disgustato e di trattarlo come argomento principale in un blog.
il disprezzo è silente, si fa i cazzi suoi insomma.
quindi, voi che disprezzate senza odiare, ma che vi fate adorabilmente i cazzi vostri, senza degnare di un ulteriore sguardo le piccole bazzecole in questione, voi che snobbate garbatamente senza prendere un’estrema e arrogante posizione, beh, io vi stimo. siete incommensurabilmente savi.
ma io non ho molto altro nella mia vita, e benché la privazione fortifichi l’animo, io di privarmi di tutto mi sono abbondantemente rotta i coglioni, pertanto lasciatemi questo piccolo spazio, condiviso e letto da quei pochi sfigati come me…lasciatemi i miei deliranti e concitati sfoghi di momentaneo odio, che poi tanto mi passano e torno alla giorgia di tutti i giorni.
non faccio male a nessuno.
offendo qua e là, saltellando da un sito all’altro, da un blog all’altro, comunicando il mio personale malessere dai toni accesi tendenti all’ipomaniacalità, più che alla depressione di cui sembro andare fiera, come un cartellino appiccicatomi addosso al grande supermercato della psichiatria fatta in casa. saltello e offendo.
un colpo qua una bottarella là. mi riempie il cuore di orgoglio. fino a quando ricevo la replica, scritta per altro in un italiano impeccabile e molto più dignitoso della mia madiocre scrittura post-adolescenziale/prematrimoniale, e finisco col deprimermi e rivalutare il pensiero- momentaneamente accantonato- che in realtà non valgo un cazzo.
valgo talmente poco che per avere un po’ di improvvisata dignità devo sforzarmi di recensire al meglio quello che scrivono gli altri. come se me ne fosse mai fregato qualcosa.

nota a margine: io ho sempre detestato, nella maniera più totale,le recensioni. di film, di libri, di dischi. non solo perché hanno la presunzione di doverti fornire una generale idea su cosa andrai a leggere/bedere/ascoltare, non solo perché sono la pantomima di un personale commento-giudizio sull’opera, non solo perché sono scritte con paroloni strappati a qualche linguista del cazzo che vive solo per complicare la semplicità della comunicazione verbale, non le odio solo perché sono scritte da personaggi che oltre a non essere capaci di scrivere in maniera chiara semplice lineare, non hanno mai letto/visto/sentito l’opera che si apprestano a recensire.
le odio perché tolgono il fulcro del loro oggetto: la recensione di un libro è un riassunto fatto alla meno peggio farcito di cazzate apprese al dams, o mutuate dalla tesi standard in scienze della comunicazione; la recensione di un film ti toglie qualsiasi gusto della scoperta di personaggi trama e regia, la recensione a un disco è il brutale annichilimento dell’intento comunicativo del musicista.
recensori di tutto il mondo, andatevene affanculo.
vi propongo di formare un comitato anti-recensionista, affinché tolgano dai giornali quei fastidiosi trafiletti riempi-pagina in cui viene decantato o demolito questo film e quell’altro libro; perché venga tolto dal retro della copertina di ogni libro, quell’odiosa sfilza di citazioni prese dal volume stesso, e di commenti di colleghi scrittori mancini; affinché si tolga dalla copertina dei dvd presi in affitto la lista di commenti banali e superficiali tratti dagli illustri quotidiani nazionali, o dalle riviste specializzate in cinematografia.
boicottiamo questi signori che si sentono all’altezza di consigliare e manipolare i nostri personali gusti, prima ancora della visione o lettura che sia.
che tanto, se la volete sapere tutta, io i libri li scelgo e li leggo in base a tre fondamentali criteri:
A) mi piace il titolo
B) mi piace l’immagine in copertina
C) mi piace il ragazzo che lo sta leggendo

Luglio 27, 2007

io odio le infradito. e odio le Femmine.

Archiviato in: cattiverie gratuite — psykola @ 2:41 pm

che palle oggi che mi ero messa di santa pazienza qui al bar, accendendo pure la radio (io detesto la radio….), non è venuto nessuno.
ma dove stanno tutti?
boh
però meglio qui dentro che a casa con mia madre che prende il sole e da fuori mi strilla: “devi dipingere i sassi!”
ma ti sembra un impegno questo? siccome c’è un’amica sua che ha da poco scoperto le gioie pseudo orgasmiche sostitutive, tipiche della menopausa (decoupage, pittura, restauro,ecc.) e si è messa a pitturare (in maniera oscena secondo me) dei sassi che poi ha esposto nel proprio giardino, ecco arrivare mia madre con la genialata del momento: lo faremo anche noi!
il che significa per l’esattezza che lo dovrò fare io.
a me che non me ne fotte un emerito cazzo di dipingere fiori sui sassi.
io che dipingo culi tette e cazzi in erezione. figurati quanto posso sentirmi attratta dai passatempi canonici e stereotipati di due donne che non scopano da troppo tempo.
ma mia madre ormai si sa, è assai famosa per la sua spiccata capacità di considerarmi come prolungamento di se stessa: se lei ha voglia di fare qualcosa, io devo farlo.
e poi lei potrà vantarsi con i passanti. già sento le voci di corridoio…
“oh ma che bei lavoretti…..”
“beh sà, è mia figlia….mia figlia è molto brava…mia figlia dipinge, sà….mia figlia è proprio creativa, pensi che suona in un gruppo musicale, fa delle serate…..magari la facciamo venire a suonare anche qui…..sà, mia figlia studia psicologia, è uscita con cento dal liceo, mia figlia è proprio brava, si figuri che cucina meglio di me….sta sempre a pulire la casa e a lamentarsi di me…hihihihi”
e con questa tanto finta quanto ipocrita quanto insopportabile risatina di mia madre, chiudo questa orribile immagine di lei che da quando le sono scomparse le mestruazioni, ha deciso di smettere di dire a tutti che ha due figli disgustosi e deficienti, per iniziare a cantare le mie lodi, raccontando a mezzo mondo che io sono stata scritturata per un documentario per la rai.
“sai mamma, mi ha contattato un deficiente di un regista che ha fatto qualche piccolo lavoretto come aiuto regista di qualche sconosciuto in rai, mi ha chiesto di incontrarci per vedere se mi vuole in un suo insulso documentario sull’amore…..vado lo incontro e gli rido in faccia…”
da qui la storia che io diventerò la nuova star di raitre.
“sto scrivendo mamma, non disturbarmi, mi raccomando eh?”
e dopo due minuti sale qualcuno a casa a chiedermi qual’è il soggetto del mio ultimo romanzo. interessandosi invadentemente se ho già provveduto a mandare le mie produzioni a qualche editore, o ancora peggio, chiedendomi di scrivere per loro qualcosa.
OH MIO DIO.
la mia vita ultimamente si è tramutata in questo.
quindi cerco di stare alla larga da quella donna megalomane. che tra l’altro passa le sue mattinate a bruciarsi al sole il collo da gallina che le sta venendo. poi si lamenta che non ha tempo, non ha tempo per leggere, non ha tempo per fare la lavatrice, non ha tempo per stendere i panni.
vabbè tanto c’è giorgia. giorgia che le mestruazioni ancora ce le ha, e quindi ci si può ragionare.

io la radio la odio. però se la spengo la gente pensa che il bar è chiuso. se metto su un cd dei miei (con me in questo momento ho solo gli at the gates) mi rompono i coglioni. mi pare giusto.
quando ero piccola mi ricordo che ogni estate, quando tornavo, c’era la sfilza di donnette a farmi tutte sempre la stessa domanda : “tu a chi sei figlia?”
a parte l’orrore della grammatica di questo posto, secondo la quale si è figli non di qualcuno, bensì a qualcuno; ricordo di come odiassi dover ripetere ogni volta che ero giorgia, che sì ero cresciuta, e che grazie sono proprio una bella bambina, no non si preoccupi se non mi ha riconosciuta.
poco fa sono entrate due giovani ragazzine, in piena tempesta ormonale da primi reggiseni, primi assorbenti, primi baci con la lingua, e senza nemmeno rendermene conto, mi sono ritrovata dall’altra parte, quella parte tanto odiata, la parte dell’adulto che ti chiede :”ma tu sei la figlia di….?”
quando si è piccoli il tempo passa così in fretta. si cambia così tanto.
la giorgia di 17 anni non avrebbe mai nemmeno sospettato che avrebbe continuato a passare le proprie estati di ventenne out e fuori moda, in questo piccolo paese dimenticato da dio, in questo finto bar autogestito i cui soldi vengono devoluti per le spese pubbliche invece che intascati da chi lo gestisce volontariamente.
la giorgia 17enne voleva solo fuggire, da questo mondo ipocrita, da una famiglia disturbata, dalla società massificata e stereotipata, da se stessa. sapeva che se non si poteva far niente per cambiare il mondo, allora se ne sarebbe costruito uno su misura di pianeta nel quale vivere.
la giorgia di allora odiava molte cose, ne tollerava ben poche, ma soprattutto non aveva la più pallida idea di come il futuro sarebbe potuto essere. cercava di chiederselo il meno possibile.
come sarò tra dieci, venti, trent’anni? che tipo di persona sarò? che tipo di vestiti indosserò? che genere di persone frequenterò?
ricordo una vaga sensazione di paura, al solo pensiero di possibili risposte.
quando si è bambini non si contempla nemmeno la possibilità di crescere. si vive come se si dovesse rimanere bambini per tutta la vita.
quando si diventa adolescenti invece, e ci si rende conto di avvicinarsi a piccoli passi inevitabilmente verso il mondo degli adulti, si inizia a sentirsi a disagio e vagamente intimoriti dalla possibilità di diventare come i propri genitori.

ed eccoci qua, a trovarci ciò che non avremmo mai immaginato di diventare.
da questo punto di vista, è più semplice avere 22 anni che 17. perché ora una vaga idea di ciò che potrei essere in futuro, ce l’ho. nella peggiore delle ipotesi diventerò come mia madre, nevrotica e logorroica, tuttavia simpatica, sebbene spaccapalle a livelli oggettivamente insostenibili.

eccomi qua, a concludere questo pomeriggio senza aver fatto un granché, ma non sentendomi in colpa per questo.
eccomi qua, con una canottiera rosa che a dirtela tutta, mi fa veramente cagare, la odio, è bruttissima, e mi fa sentire una badante quarantenne rumena. perché mi vesto sempre così male? non lo so.
trovo una canottiera nell’armadio, giunta lì dopo chissà quali giri di riciclaggio vestiario, e me la metto. punto. è cotone, è fresca, è pratica, chissene frega di stare a giustificarsi. chissene frega se odio questo colore. chissene frega dei vestiti in fondo.
forse è meglio vestirsi da donna delle pulizie in pausa sigaretta, piuttosto che appartenere alla categoria delle donne che non escono di casa se non si sono spolverate per bene la pelle di un inutile crema colorante detta fondotinta, cipria (ma a cosa cavolo serve la cipria poi?), fard, e strati su strati di mascara che faccia sembrare le ciglia lunghe folte e incredibilmente sexy.
io ho le ciglia corte, e non sono sexy, almeno secondo me.
se mi metto il fondotinta i brufoli mi si vedono ancora di più e anzi, faccio un fantastico effetto pagliaccio con la faccia marroncino finta abbronzatura, e il corpo bianco latte; la cipria poi, è qualcosa che di più artificioso non esiste….ma cosa me ne dovrei fare di un finto viso di porcellana da geisha? strati su strati di sugna che otturi i pori della mia giovane pelle, per poi ritrovarmi a 50 anni con il triplo delle rughe, e una moltitudine di macchie da far concorrenza ad Agnelli (che si rivolti nella tomba vecchiaccio di merda era ora che crepassi).
insomma, a me queste femmine artefatte proprio non mi vanno giù.
passi a prenderle per uscire, ti danno appuntamento alle 5 ed escono dal bagno alle 7 meno dieci. ci vai in vacanza insieme, tu con lo zaino da campeggiatore contenente il minimo indispensabile (lo svantaggio più grande dell’essere alta un metro e una vigorsol è che anche lo zaino più piccolo e discreto ha comunque un peso spropositato in confronto alla tua stazza), e loro col trolley e le infradito, a lamentarsi del perché questi campeggi li facciano tutti in mezzo ai boschi, ai sassi, alla terra, al fango. sai che bello un campeggio immerso nel cemento, mpf.
trolley e borsetta da passeggio. magliette scollate fino al buco del culo, e neanche una felpa, perché le felpe sono out.
così se vai in vacanza, che so io, in inghilterra, o nei paesi bassi, dove una giornata intera di sole è rara e preziosa come una birra tedesca a teheran, ti ritrovi con la tua amica inzuppata fradicia, a doverle prestare i tuoi unici vestiti e scarpe di ricambio, rinunciando perciò allo sfizio di cambiarti i tuoi, di vestiti bagnati.
la ragazza che suonava la chitarra con me era così. chissà come facevo a sopportarla.
la gran parte delle donne che conosco è così. inutilmente frivola e per niente pratica.
anche quelle che sembrano più alla mano, quelle che ruttano e scoreggiano e sono fiere di venirtelo a raccontare (nel peggiore dei casi ti rendono direttamente partecipe delle loro flatulente prodezze), sono poi quelle comunque convinte dell’inestimabile valore della propria fichetta rasata.
ma queste donne che se la tirano così tanto, sono solo frutto del vostro insegnamento.
se gli uomini non si dimostrassero così dipendenti dalla patata, forse anche le donne considerebbero meno preziosa quella cosa assolutamente normale e banale che si cela tra le loro coscette cellulitiche (le creme anticellulite non funzionano a un cazzo non lo sapevate?)
e forse diventerebbe anche più semplice scopare, senza dover mettere in atto tutta quella serie di comportamenti ipocriti finalizzati al puro coito.
provate a dire ad una ragazza “ti trovo fisicamente attraente, hai voglia di farmi svuotare i coglioni?”, sapete meglio di me che vi arriverà un ceffone in faccia.
no, devi farle innanzitutto dei commenti di un patetico finto romanticismo da telenovelas brasiliana trasmessa da retequattro il pomeriggio di agosto. poi devi convincerla che non te la vuoi scopare perché te la vuoi solo scopare, ma che te la vuoi scopare perché è intelligente perché tu la ami perché sogni dei figli con lei, perché è la donna più affascinante intrigante intelligente colta eccetera che tu abbia mai conosciuto.
a questo punto le porte del paradiso della patata sono sicuramente spalancate, e con un po’ di fortuna, riuscirai anche a spingerglielo su nel suo buchetto più privato, senza che lei opponga nemmeno troppa resistenza.
come sono semplici queste donnicciole! ma come diavolo fanno a piacervi?
che poi, anche loro lo sanno che tutte quelle cagate mica le pensi davvero, sanno perfettamente che volete solo scopare, cosa che anche loro vogliono disperatamente, ma le convenzioni e la buona educazione impongono l’inutile perdita di tempo di un corteggiamento a base di soldi (più soldi una donna ti fa spendere, più cose ti permetterà di fare a letto) e ipocrisia.

una cosa la so di me, odiavo tutto questo quando avevo 12 anni e i primi maschietti si interessavano alle mie amiche tettone, odiavo tutto questo quando avevo 14 anni e i maschietti si interessavano al mio musetto da micina e alle mie tettine microscopiche, odiavo tutto questo a 16 anni quando sognavo il grande amore, odiavo tutto questo a 19 anni quando credevo di aver trovato e poi perduto il grande amore, odiavo tutto questo due giorni fa, quando non credevo più nel grande amore, e odio tutto questo anche questa sera, che nel grande amore un pochino in fondo ci credo ancora e i maschietti si interessano a me per quello che sono e non per qualità fisiche che non possiedo….

ma perché tutta questa invettiva contro le donne, mie simili e compagne di sventura?
e voi, che tipo di donna andate cercando?
un mio amico mi comunica, via messaggio, che sta crescendo perché rifiuta le francesine con le ciabattine infradito….in un posto come ibiza….ma cosa spera di trovare?
chissà se anche lui appartiene alla schiera che va in vacanza con la tacita speranza di scopare. come se una scopata in vacanza fosse diversa da una scopata a casa propria……e a questo proposito è da commentare come le stesse ragazze che nella propria città sono super castigate nei loro ‘no’ ad ogni tentativo di mano sulle tette, quando vanno in vacanza si trasformano magicamente in super scopatrici alla ricerca della nerchia più promettente, collezionando in una settimana di mare balli sulla spiaggia e sfoggio dell’ultimo costume acquistato da intimissimi, un numero di scopate superiore a quelle che poi consumano durante tutto l’anno nella loro città.
dio mio com’è patetico tutto ciò. perché tutta questa ipocrisia che ci circonda non mi va per niente giù? dopo tutti questi anni, ancora non sono riuscita a sorridere come loro, finta e falsa, dicendo no per dire si, e sperando che l’uomo di turno comprenda i miei silenziosi ammiccamenti.
davvero non fa per me. i miei ammiccamenti sono espliciti. non dovrei vantarmene, secondo loro, perbenisti e puritani, non dovrei nemmeno parlare pubblicamente di sesso, di cacca, di politica.
bah

ho sempre profondamente amato uscire con uomini che non smaniassero per cercarsi un po’ di mona disponibile.
uscire, bere, ridere, bere, parlare, bere.
ok io bevo troppo, non è proprio una cosa bellissima, però è sempre meglio di passare le ferie cercando insistentemente qualche donnina disponibile che non rivedrai mai più nella vita. cosa ti lascia una scopata del genere?
esperienza.
neanche a dire che ti lascia un piacevole ricordo.
il ricordo di una scopata fine a se stessa è solo un ricordo, io di ricordi del genere, ne farei volentieri a meno. non è che sia poi gratificante stare a pensare a un cazzo sconosciuto qualsiasi che - chissà per quale motivo- è riuscito ad eludere i miei sistemi di protezione e sicurezza (intorno a me ho innalzato un muro di cinta e scavato un fossato di modo che ogni essere maschile si scoraggi subito dal tentativo di portarmi a letto), entrando direttamente in porta e fare gol.
tutta colpa della depressione, giustifichiamoci così.
una ragazza sola e depressa è un facile bersaglio. troppo facile. dov’è il senso della caccia, dell’inseguimento, della conquista della preda?
ce l’hai lì, che piange tra le tue braccia, è troppo facile riuscire a insinuarsi tra le sue lenzuola. che gusto c’è?
e poi, molto probabilmente la stessa ragazza smaniosa di affetto ti si appicicherà come una cozza nella tacita aspettativa che tu la possa salvare dal baratro. ma voi non siete salvatori. voi non vi immolate su una croce, lo sappiamo bene. voi vi svuotate i testicoli dentro una bocca calda. possibilmente che ingoi.
e chi s’è visto s’è visto. una volta messi alle strette, vi dileguate nel fascino misterioso di un abile prestigiatore che scompare ai vostri occhi in un battito di ciglia.
con i cd che gli avevate prestato, pergiunta. e le vostre speranze infrante, mi pare ovvio.
così prendo il mouse nella mia testolina e clicco su “eliminina ricordi”.
“siete sicuri di voler eliminare il file di sola lettura ricordi di scopate motivate da depressione ?”
nemmeno un istante di esitazione. clicco sull’ok e svuoto immediatamente il cestino.

tanto, presto inizierò un nuovo ciclo di depressione durante il quale mi invaghirò di uno stronzo qualsiasi (che sia l’idraulico che viene a ripararmi il lavandino, l’architetto dell’ultimo piano incontrato in ascensore, lo studente fuori corso di sociologia, il nuovo chitarrista del gruppo dei miei amici, o un barbone che passa in quel momento, poco importa), gli scaricherò addosso il mio zavorrato bagaglio di insoddisfazione solitudine e tristezza, mi illuderò di amarlo e di essere amata, fino al giorno in cui david copperfield sparirà inspiegabilmente assieme ai miei cd degli assuck, che dovrò ricomprarmi per l’ennesima volta.
se siete curiosi di sapere quanti uomini si siano dati a gambe levate di fronte ai miei spiccati disturbi psicopatologici (alias sete insaziabile di amore-affetto-riempimento emotivo), vi basterà venire a trovarmi e contare quanti spazi vuoti ci sono nella mia pila di cd.

fortunata, in questo momento sto con un uomo che non apprezza la mia personale collezione di grind-ultracore-crust-sludge-mosh-powerviolence. per questa volta i miei dischi sono in salvo (almeno loro!)!

Luglio 19, 2007

pompini versus ciuccini - scritto ieri mentre ero in sala prove e mi annoiavo

Archiviato in: cattiverie gratuite — psykola @ 12:01 pm

odio il punk rockmi ritrovo a cantare canzoncine melodiche, scrivo anche testi per amici. ma fondamentalmente, odio il punk rock. cicicì lalalà.

però ammetto un certo recondito desiderio nel trovarmi cantante di un gruppo pop punk, non mi dispiacerebbe: mi è sempre piaciuto cantare.

comunque sia, per non smentire l’immagine da cattiva ragazza sotto le mentite spoglie di finta piccola geisha giapponese, continuo a ribadire che odio il punk rock.

eccoci giunti al fatale capitolo estivo della saga della piccola psykola.

buongiorno a tutti, singorine gentili tra il pubblico, e ometti imbellettati che tentate di far colpo sui miei deboli ormoni. mi presento: mi chiamo giorgia e scrivo puttanate che vengono prese sul serio da imbecilli reali alla ricerca di giovani finti talenti pornoromantici.

io, a differenza di loro, e a differenza di voi tutti che adorate leggermi perchè dò voce al vostro personale ed inesprimibile malcontento interiore, io odio.

sì! proprio così!

io odio, disprezzo, insulto, mi faccio detestare ed ingiuriare, e la cosa mi diverte.

mi si chiede tra le righe (perché io, a differenza di questi poveri mentecatti, so leggere tra le righe e capire cosa mi viene implicitamente richiesto) di scrivere nuovamente di cetrioli e sesso anale.

ma davvero pensate che io scada così nel tragicomico banale e scontato, alla portata di qualsiasi rampante e intraprendente scrittore in erba?

suvvia, datemi qualche punticino in più.

se proprio volete racconti di sesso a buon mercato, potrei pure accontentarvi, non che mi costi troppa fatica, o immaginazione. è anche divertente e velatamente eccitante scrivere di sesso, lo ammetto; ma davvero finirei nel fantastico tritatutto assieme ai nuovi fenomeni di questo triste nuovo millennio.

il sesso non è più una novità. non siamo nel 68. non ci sconvolge più nulla.

ma allora come mai è un mercato che attira, e vende ancora così tanto?

non sto parlando di prostituzione, pornografia, erotismo.

facciamo innanzitutto una piccola distinzione.

il mercato del sesso in sé e per sé è un magnifico business e una fonte ineusaribile di ammirazione da parte mia. lo sapete, io non ho bisogno di sottrarmi alla cappa asfissiante della morale cattolica vigente nel nostro paese, sono un baluardo io stessa della completa disinibizione, quindi figuratevi se posso avere qualcosa da ridire sull’esistenza del porno: in letteratura come nella cinematografia.

quando io mi arrabbio, di solito, lo faccio nei confronti di internet.

in internet non vende il vero sesso, quindi tette e culi da guardare di fronte a cui non farsi sfuggire la tentazione di una fugace masturbazione. in internet vendono le parole a vanvera sul sesso.

al tempo mio leggevamo un giornalino chiamato cioè.

in cui ti insegnavano letteralmente tutte queste stronzate che secondo loro andavano conosciute per affrontare in tranquillità la fatidica prima volta.

e così, in internet vende il sesso tra le righe. le persone che si raccontano, le persone che si inventano.

in internet vanno di moda i blog, io sono l’esempio lampante che anche la persona più incorruttibile e tenace può cadere vittima di questo nuovo fenomeno.

e i blog che vanno sono quelli in cui la gente si incontra per chiedersi: “hei ti ha fatto malino prenderlo nel sederino?”

il punto è, che sono stata contattata per questo sedicente documentario da un altrettanto giovane e sedicente regista.

io mi sono presentata con il mio ragazzo. non è che l’ho fatto apposta, ho solo pensato che visto che ero di strada, non c’era niente di male a prendere due piccioni con una fava: ossia incontrarmi con lui e andare insieme a questo appuntamento.

ma l’esito, signori miei adorati che continuate ad essere interessati alle mie sciocche faccende personali, è che è stato emesso un verdetto: STEREOTIPATA. NORMALE.

ebbene sì. mi hanno scartata perché sono troppo normale.

ora, voi mi leggete da molto, ma comunque ci tengo a ricordarvi di quanto mi inorgoglisca essere trovata normale, io ragazza poco più che ventenne che come aspirazione ha quella di diventare madre.

siccome al suddetto appuntamento parlavo e parlavo e bevevo e bevevo (come mio solito, niente di nuovo), mi hanno chiesto con nonchalance: “dunque voi siete una coppia aperta?”

quello che più mi ha sconvolto è stato il Dunque…..

ora, vogliamo disquisire sulle mie abilità e proprietà linguistiche? vi prego no, vi straccerei. sono sempre pur figlia di un professore. quando voi a 5 anni giocavate con le macchinine io imparavo a leggere e parlare correttamente la lingua italiana.

ma se questo stronzo dal nome irripetibile mi dice “Dunque…”, significa che gli ho fatto presumere questa sua radicata (spero non troppo) certezza che io vado blaterando in giro di amare il mio ragazzo, e poi contrariamente a ciò che dico, prediligo farmi sfondare dal cazzo del primo capitato per strada………….

secondo me è questo che si aspettavano gli dicessi.

ci sono rimasti male. mi hanno chiesto se i miei post non siano solo inventati, creati per “promuovere me stessa attraverso l’argomento sesso…”

MA NON ERO IO CHE ACCUSAVO QUELLE PERSONE CHE LO FANNO? NON ERO IO AD AVERE USATO QUESTE STESSE PAROLE?

bah.

chi li capisce più sti giovani rampanti in cerca di fama e notorietà. però li odio.

quindi ficcatevelo bene in testa: io non scopo con i passanti, non mi infilo i cetrioli nel culo per masturbarmi, e non voglio essere una seconda pornoromantica.

a proposito, l’ho quasi finito di leggerlo quel libro.

giusto perché me lo ha chiesto carolina, dedicherò la mia personale opinione in proposito, solo a lei stessa, tramite mail, e non dedicherò un post per dire a voi cosa penso dei suoi scritti.

posso solo raccontarvi, a voi che ancora non l’avete acquistato, che non solo non vi perdete niente, ma che anzi state meglio così come state ora. leggete me, è più divertente di sicuro, ed è gratis. e se avete voglia di parlare di sesso, parlatene con me, che perlomeno non mi vanto di avere una particolare ironia, ma so per certo di averne più di lei, special modo in queste questioni.

e soprattutto (fatemi spezzare una lancia a mio favore vi prego, l’unica autocelebrazione della mia vita), non la trovate in un libro una donna capace di ridere e prendere in giro la propria e altrui sessualità, dopo aver subito stupri e violenze a 13 anni e dopo anni di psicoterapia per un’adolescenza costellata da tentati suicidi.

non vale la pena di spendere 13 euro per trovare scritta ogni 5 termini la parola pompino.

se davvero avete bisogno di parlare di pompini, potete farlo con me che perlomeno so inventare delle fantastiche e allegrissime varianti sul tema, a partire dai nomignoli stessi (vuoi mettere scrivere “mi piace succhiare il cazzo”, versus la più elegante raffinata sensuale eppur giocosa ironia di dire “amo particolarmente il suki suki, che non è propriamente una pietanza giapponese…..” , oppure: “fare un ciuccino…”, e altre cose più carine e meno da borgata romana)

con questo vi lascio.

questo computer portatile mi distrugge i tendini ancor più della chitarra acustica. e mi incurva la schiena.

vi amo profondamente. tutti voi, anche voi che vi odio e che non mi state mica leggendo.

giorgia

Luglio 16, 2007

zucchine e cetrioli, ci siete rimasti sotto

Archiviato in: cattiverie gratuite — psykola @ 9:02 am

secondo me non sapete leggere tra le righe

anzi, secondo me non sapete leggere

sono una donna stereotipata ok? si ok. non sto qui a farmi pubblicità. e poi non sono nota. meno male.
ma cosa cazzo vi siete messi in testa tutti quanti? chi cazzo credete che io sia?
nessuno. una donna stanca. molto molto stanca.
voi e i vostri deliranti documentari sull’amore.
non posso dirvi niente di che, io. sull’amore. posso dire che lo sogno, l’amore.
invece vi serve qualcuno che si infili le zucchine in culo. porcoddio.
ma anche in quel post dicevo esplicitamente che non lo faccio mica!
soprattutto in quel post dicevo che a me serve un uomo che mi voglia bene e a cui piaccia di fare l’amore con me!
sono stereotipata, ok! ne sono fiera! orgogliosa!

voi continuate a scopare con cani conigli porci e zucchine
io mi scopo la mia stereotipia.

sono molto stanca. vi odio tutti.
(e intanto non scrivo più sul blog perché ho un fantastico confidente virtuale a cui scrivo bellissime emails, tiè)

vaffanculo

Luglio 10, 2007

MEMORIE DI UN ASPIRANTE SUICIDA

Archiviato in: tristezza e malinconia — psykola @ 1:58 pm

È così che si intitolerà il libro che mai scriverò.
Avevo pensato anche a “Diario di un suicida dilettante”, ma suona troppo euforico e sarcastico.
Nessun trattato di psicopatologia, nessuna tesi sulle condotte suicidarie. Io le odio queste cose.
Sono solo le mie memorie. Niente di interessante o degno di nota.

Ho già scritto in passato racconti sul tema, erano tutti molto buffi.
La tragicommedia mi riesce benissimo, nella letteratura come nella vita. E mi ritrovo da sola, ascoltando le solite canzoni, a ridere tra le lacrime. Ridere di me, suppongo.
Nessuna autocommiserazione, contenti?
Sono semplicemente molto triste, concedetemi questo.

Ho provato per molti anni a nascondermi dietro un dito, a giustificare il mio labile umore tendente all’imbrunire, con le più fantasiose e svariate scuse; ma il punto è, spettatori cari e immaginari, che tre anni di psicoterapia non sono riusciti a spiegarmi perché io sia triste.
Sono più di dieci anni, anche se non so dirvi di preciso quando ho iniziato a sentirmi triste.
Non mi piace il termine “depresso”, è stato troppo manipolato ed utilizzato nelle più svariate circostanze, e per questo non lo userò.

Molti che non hanno mai avuto la sfortuna di imbattersi nel sacrosanto mostro della Psichiatria moderna, non sanno niente di depressione, di psicoterapie, di farmaci; e mi hanno spesso voluto convincere che se ti convinci di essere depresso, allora lo sei veramente.
E così ho provato, vi giuro che ho provato, molte volte ad essere allegra. A trovare gli aspetti felici della vita. A guardare le cose e le persone dal loro lato migliore e più positivo, a vivere le situazioni nelle loro sfumature più divertenti. Ho usato l’umorismo e il sarcasmo, e mi sono difesa bene.
Ma continuavo a sentirmi triste.
Anche adesso, anche adesso continuo a sentirmi triste, eppure tento di rimanere lucida, razionale, ironica.
C’è una piccola bottiglietta di serenase di là in cucina, se ne sta lì sola soletta a guardarmi provocatoria, accanto al flaconcino di tranquirit, che maligno mi fa il verso aspettando che io perda il controllo.
Ma io non sono tossicodipendente. Io non sono depressa. Io non abuso.
Io resto calma. Con questo peso sul cuore.
Resto triste, semplicemente triste.
E non so perché, perché anno dopo anno, io continui a sentirmi triste e infinitamente sola.
Con questa smania di comunicare.
Con questo bisogno di riempire il vuoto.

Luglio 9, 2007

Archiviato in: lamentele — psykola @ 10:18 pm

ho iniziato a leggermi i blog della gente comune, sapete?
minchia quanto sono panc. e io che volevo darmi un po’ di arie da finto scrittrice new romantic che ascolta i joy division e dice che vuole morire anche se non è mica vero, oppure, come mi definisce martino, scrittrice nonleggetemichesonopateticaperòvipregoleggetemi.

ahahahaha

c’è gente assurda nel web! dio mio! quasi quasi mi viene voglia di chiuderlo, sta minchiata di wordpress, ma poi cosa ne sarebbe dei miei pensieri? mica posso tartassare i miei pseudo fidanzatini virtuali di email chilometriche, ancor più di quanto faccio ora! mica posso pagarmi una psicoterapia due o tre volte a settimana, mi costerebbe una fortuna!

perciò lo continuo sto blog di merda, che la psicanalisi una volta a settimana non mi basta, l’indirizzo di qualche vecchio amico panc nemmeno mi basta, e le cose da dire a me stessa sono sempre troppe.
speriamo di non finire più su quel coso là….il contatore dei blog, che poi mi cercano mi invitano alla rai o a mediaset (vi giuro ci vado solo per cagargli in testa). io voglio una vita tranquilla, il maxi televisore del cazzo. e sfogarmi su un blog letto da quei pochi malati di mente che ancora tollerano le mie turbe psicologiche.

vi dico un’ultima cosa prima di andare a nanna:
smettiamola di fare delle parole e delle cazzate personali della gente come me, un fenomeno di costume!!!!! lasciatela fare al tg2 la rubrica costume e società! andate a leggervi i blog di cucina giapponese, per dio! almeno sono utili!
i deliri delle persone, lasciamoli alle persone, a chi li legge, non portiamoli in tv per farne una moda, un’attitudine, una nuova inclinazione del momento.

quanto la odio sta cazzo di società

sicks sei troppo la donna migliore e più bella del mondo.

pornoromanticherie

Archiviato in: cattiverie gratuite — psykola @ 9:35 pm

vi premetto che lo comprerò, quel libro.
quindi le mie invettive a riguardo saranno brevi.
io odio tre cose: Isabella Santacroce, Melissa P., e la pornografia che fa finta di non essere pornografia e viene decantata dalla Critica. Quella critica che fà molto tesi di laurea in Sociologia, Lettere e Spettacolo, Dams. tutte parole di merda ricché di figure retoriche del cazzo ed eufemismi.
quindi eccoci qui con questa nuova ondata di finta pornografia e sottile romanticismo del cazzo.
vabbè Isabella Santacroce non c’entra con questo, ma la odio lo stesso.
me ne ero innamorata leggendo una recensione e guardando una sua foto. poi ho letto i suoi libri e ho vomitato.
quindi odio anche voi, Critici del Cazzo che secondo me non valete niente.
chiamatemi pure presuntuosa. chissenefrega. tanto io sarò una psicologa fallita. una delle tante stronze con una laurea triennale che non vale niente. io non verrò MAI recensita da VOI. tanto meglio.
Che il cyberpunk se ne vada affanculo. è morto. finito. sepolto. si è sparato in faccia assieme a curt cobain.
la pornografia pure è morta, insieme a Moana.
oggi trovi Cicciolina che fa degli pseudo show canterini a luci spente in qualche pub di periferia, nessuno la riconosce. adesso le pornostar sono tutte finte. non parlano nemmeno più italiano. sono ungheresi, belle e a basso costo. e molto giovani.
personalmente, tutti sapete che preferisco le giapponesi. ma questa è un’altra storia in ogni caso.

dunque dicevo, ora va di moda scrivere queste cose, tipo “io faccio i pompini adesso vi racconto come li faccio così mi chiama il Vescica Costanzo Show. o Le Invasioni Barbariche. o Lucignolo. o qualsiasi altro palinsesto orripilante, basta che mi paghiate”
e sul proprio blog, questa gente non fa che scrivere “grazie a tutti voi fans che mi sostenete! grazie a tutti voi che leggete dei miei pompini! grazie a tutti voi che capite che io sono un’inguaribile romantica”

grazie grazie grazie. allora, se tutte queste ragazzine affascinanti e disinibite sanno essere così pateticamente gentili, è il caso che io torni io, e metta da parte il buonismo del cazzo.
voglio essere la nemesi di questa gente. io le odio. maledette succhiacazzi.

adesso io, giorgia brugnerotto, chiedo a voi esplicitamente:

“Ciao miei cari e simpaticissimi lettori di merda, desiderate ardentemente anche voi che io mi cimenti nel resoconto dettagliato delle mie supposte abitudini sessuali????????”
a chi cazzo gliene frega di quello che faccio sotto le lenzuola, o di come lo faccio?
a benedetta non interessa. a emiliano nemmeno. a jock nemmeno. e a tutti gli altri neanche.
e poi, se proprio vi interessa, basta che mi invitiate a bere in compagnia, intavoliate una qualsiasi discussione sul sesso, e non mi faccio troppi problemi ad esporre i miei personalissimi punti di vista.

ma da qui a scriverci un libro…..
eppure, parte di tutto ciò, mi sa proprio che dovrò comprarmelo. così almeno potrò supportare con dati tecnici le mie invettive.

la pornografia si chiama così proprio perché non ha nulla di romantico. non ci trovo niente di romantico nello scrivere che odi le donne che non vanno dritte al sodo e che indugiano in baci carezze e cicicì invece di prenderlo subito in bocca.
testuali parole. che vi devo dire. eppure, sapete, mica mi è antipatica. l’ho vista in televisione. la pornoromantica, mica la melissa p. quella può pure andare a battere a trastevere per quanto mi riguarda.
comunque, sì lo ammetto ci sono rimasta sotto. di questa cosa ne avrò parlato finora almeno in una decina di post o email. sconvolta. e sapete perche?
perché io sono una romantica. io che mi scandalizzo se un ragazzo che guarda il mio rossetto rosso fiammante (di cui vado così fiera!) lo associa immediatamente alla fellatio. ingenua che sono!!!
cosa mi aspetto, che esistano persone sensibili e candide da pensare semplicemente “oh che belle labbra?”

beh, io quando guardo silvia col rossetto rosso, penso che è così bella che la vorrei baciare, anche se non sono mica lesbica. mica penso alla bocca che rigurgita sperma.
uffa! perché brutte stronze e stronzi dovete togliere tutto quel po’ di romanticismo che resta al mondo?
perché non imparate semplicemente a fare l’amore con qualcuno che amate? perché avete così bisogno di fare le mangiatrici di uomini, le femmes fatales a tutti i costi?
cosa c’è di bello nel confidarsi con me e dirmi con naturalezza “beh sai giorgia, io sono stata con una 50 di uomini almeno…li ho contati….” (ragazza di 24 anni circa)..?

io non appartengo a questo mondo. io vengo da un pianeta in cui il corpo è solo un corpo, un inutile involucro di circostanza, ce l’hai da quando sei nato e te lo porti dietro come un amico di vecchia data. puoi agghindarlo come se fosse un accessorio all’ultimo grido, ma resta sempre una suppellettile con la funzione riproduttiva. come si può amare solo un corpo? come si può AMARE un contenitore raccogli sperma?
non dico che non vi debba piacere, sia riempirlo di sperma (per le donne), che svuotarlo di quest’ultimo (a voi uomini). ci mancherebbe che non vi piacesse!
solo che non si può amare una funzione così prettamente biologica e pulsionale…
io amo qualcosa che può fungere da contenitore per la mia testa…per i miei pensieri, le mie idee, i miei sentimenti… amo qualcosa di più etereo che un umile massa di carne in decomposizione.
presto invecchierete, vi stuferete di fare pompini. forse vi metteranno la dentiera. andrete in menopausa e non farete più sesso perché la vostra vagina sarà secca e sterile.
e allora, non vi resterà davvero niente. neanche lo sperma che vi coli lungo cosce. sarete vecchie e sole e senza amore. e con il ricordo di essere state dal Vescica Lumacone Show.
Complimenti. Io aspiro a qualcosa di meglio.

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