odio il punk rockmi ritrovo a cantare canzoncine melodiche, scrivo anche testi per amici. ma fondamentalmente, odio il punk rock. cicicì lalalà.
però ammetto un certo recondito desiderio nel trovarmi cantante di un gruppo pop punk, non mi dispiacerebbe: mi è sempre piaciuto cantare.
comunque sia, per non smentire l’immagine da cattiva ragazza sotto le mentite spoglie di finta piccola geisha giapponese, continuo a ribadire che odio il punk rock.
eccoci giunti al fatale capitolo estivo della saga della piccola psykola.
buongiorno a tutti, singorine gentili tra il pubblico, e ometti imbellettati che tentate di far colpo sui miei deboli ormoni. mi presento: mi chiamo giorgia e scrivo puttanate che vengono prese sul serio da imbecilli reali alla ricerca di giovani finti talenti pornoromantici.
io, a differenza di loro, e a differenza di voi tutti che adorate leggermi perchè dò voce al vostro personale ed inesprimibile malcontento interiore, io odio.
sì! proprio così!
io odio, disprezzo, insulto, mi faccio detestare ed ingiuriare, e la cosa mi diverte.
mi si chiede tra le righe (perché io, a differenza di questi poveri mentecatti, so leggere tra le righe e capire cosa mi viene implicitamente richiesto) di scrivere nuovamente di cetrioli e sesso anale.
ma davvero pensate che io scada così nel tragicomico banale e scontato, alla portata di qualsiasi rampante e intraprendente scrittore in erba?
suvvia, datemi qualche punticino in più.
se proprio volete racconti di sesso a buon mercato, potrei pure accontentarvi, non che mi costi troppa fatica, o immaginazione. è anche divertente e velatamente eccitante scrivere di sesso, lo ammetto; ma davvero finirei nel fantastico tritatutto assieme ai nuovi fenomeni di questo triste nuovo millennio.
il sesso non è più una novità. non siamo nel 68. non ci sconvolge più nulla.
ma allora come mai è un mercato che attira, e vende ancora così tanto?
non sto parlando di prostituzione, pornografia, erotismo.
facciamo innanzitutto una piccola distinzione.
il mercato del sesso in sé e per sé è un magnifico business e una fonte ineusaribile di ammirazione da parte mia. lo sapete, io non ho bisogno di sottrarmi alla cappa asfissiante della morale cattolica vigente nel nostro paese, sono un baluardo io stessa della completa disinibizione, quindi figuratevi se posso avere qualcosa da ridire sull’esistenza del porno: in letteratura come nella cinematografia.
quando io mi arrabbio, di solito, lo faccio nei confronti di internet.
in internet non vende il vero sesso, quindi tette e culi da guardare di fronte a cui non farsi sfuggire la tentazione di una fugace masturbazione. in internet vendono le parole a vanvera sul sesso.
al tempo mio leggevamo un giornalino chiamato cioè.
in cui ti insegnavano letteralmente tutte queste stronzate che secondo loro andavano conosciute per affrontare in tranquillità la fatidica prima volta.
e così, in internet vende il sesso tra le righe. le persone che si raccontano, le persone che si inventano.
in internet vanno di moda i blog, io sono l’esempio lampante che anche la persona più incorruttibile e tenace può cadere vittima di questo nuovo fenomeno.
e i blog che vanno sono quelli in cui la gente si incontra per chiedersi: “hei ti ha fatto malino prenderlo nel sederino?”
il punto è, che sono stata contattata per questo sedicente documentario da un altrettanto giovane e sedicente regista.
io mi sono presentata con il mio ragazzo. non è che l’ho fatto apposta, ho solo pensato che visto che ero di strada, non c’era niente di male a prendere due piccioni con una fava: ossia incontrarmi con lui e andare insieme a questo appuntamento.
ma l’esito, signori miei adorati che continuate ad essere interessati alle mie sciocche faccende personali, è che è stato emesso un verdetto: STEREOTIPATA. NORMALE.
ebbene sì. mi hanno scartata perché sono troppo normale.
ora, voi mi leggete da molto, ma comunque ci tengo a ricordarvi di quanto mi inorgoglisca essere trovata normale, io ragazza poco più che ventenne che come aspirazione ha quella di diventare madre.
siccome al suddetto appuntamento parlavo e parlavo e bevevo e bevevo (come mio solito, niente di nuovo), mi hanno chiesto con nonchalance: “dunque voi siete una coppia aperta?”
quello che più mi ha sconvolto è stato il Dunque…..
ora, vogliamo disquisire sulle mie abilità e proprietà linguistiche? vi prego no, vi straccerei. sono sempre pur figlia di un professore. quando voi a 5 anni giocavate con le macchinine io imparavo a leggere e parlare correttamente la lingua italiana.
ma se questo stronzo dal nome irripetibile mi dice “Dunque…”, significa che gli ho fatto presumere questa sua radicata (spero non troppo) certezza che io vado blaterando in giro di amare il mio ragazzo, e poi contrariamente a ciò che dico, prediligo farmi sfondare dal cazzo del primo capitato per strada………….
secondo me è questo che si aspettavano gli dicessi.
ci sono rimasti male. mi hanno chiesto se i miei post non siano solo inventati, creati per “promuovere me stessa attraverso l’argomento sesso…”
MA NON ERO IO CHE ACCUSAVO QUELLE PERSONE CHE LO FANNO? NON ERO IO AD AVERE USATO QUESTE STESSE PAROLE?
bah.
chi li capisce più sti giovani rampanti in cerca di fama e notorietà. però li odio.
quindi ficcatevelo bene in testa: io non scopo con i passanti, non mi infilo i cetrioli nel culo per masturbarmi, e non voglio essere una seconda pornoromantica.
a proposito, l’ho quasi finito di leggerlo quel libro.
giusto perché me lo ha chiesto carolina, dedicherò la mia personale opinione in proposito, solo a lei stessa, tramite mail, e non dedicherò un post per dire a voi cosa penso dei suoi scritti.
posso solo raccontarvi, a voi che ancora non l’avete acquistato, che non solo non vi perdete niente, ma che anzi state meglio così come state ora. leggete me, è più divertente di sicuro, ed è gratis. e se avete voglia di parlare di sesso, parlatene con me, che perlomeno non mi vanto di avere una particolare ironia, ma so per certo di averne più di lei, special modo in queste questioni.
e soprattutto (fatemi spezzare una lancia a mio favore vi prego, l’unica autocelebrazione della mia vita), non la trovate in un libro una donna capace di ridere e prendere in giro la propria e altrui sessualità, dopo aver subito stupri e violenze a 13 anni e dopo anni di psicoterapia per un’adolescenza costellata da tentati suicidi.
non vale la pena di spendere 13 euro per trovare scritta ogni 5 termini la parola pompino.
se davvero avete bisogno di parlare di pompini, potete farlo con me che perlomeno so inventare delle fantastiche e allegrissime varianti sul tema, a partire dai nomignoli stessi (vuoi mettere scrivere “mi piace succhiare il cazzo”, versus la più elegante raffinata sensuale eppur giocosa ironia di dire “amo particolarmente il suki suki, che non è propriamente una pietanza giapponese…..” , oppure: “fare un ciuccino…”, e altre cose più carine e meno da borgata romana)
con questo vi lascio.
questo computer portatile mi distrugge i tendini ancor più della chitarra acustica. e mi incurva la schiena.
vi amo profondamente. tutti voi, anche voi che vi odio e che non mi state mica leggendo.
giorgia